Il rosa, colore di Aprile e dell’Hanami

 

Il rosa è uno dei colori più frequentemente associati ad Aprile. Ma stavolta celebreremo la tonalità del mese in modo diverso: voleremo in Giappone, dove in tempo di Hanami (la contemplazione della fioritura dei ciliegi) tutto si tinge di un rosa etereo. Per molti si tratta di “effetto Sakura”, dal nome del fiore più amato nel Sol Levante, per altri di una semplice strategia di marketing. Fatto sta che, tra Marzo e Aprile, il Giappone si avvolge in un’autentica nuvola rosa: dal food & beverage agli spazi urbani, dall’arredo alle luci al neon. E’ tutto molto Kawaii (可愛い), “carino”, “adorabile”, utilizzando un termine in voga qualche anno fa. Sembra quasi di vivere in un cartoon; non a caso, gli “anime” giapponesi spopolano da tempo a livello globale. Osserviamo questo fenomeno un po’ più da vicino.

 

Food & Beverage

 

 

Il rosa impazza sia per quanto riguarda i prodotti locali che internazionali. Qualche esempio? La Coca Cola in questo periodo viene racchiusa in bottiglie di alluminio con decorazioni florali rosa, Starbucks propone linee di tazze, borracce e gadget in total pink, Kit Kat adotta il gusto Sakura e va letteralmente a ruba. Ma non è finita qui. Vanno segnalati il Sakura Burger di Burger King, che tempo fa lanciò gli hamburger tinti di rosa, la Pepsi Sakura color rosa confetto, il Red Bull pink edition, ai frutti di bosco e fiori di ciliegio, e le patatine fritte che “sanno” di Sakura. Tra i dolcetti tradizionali e color di rosa dell’Hanami ricordiamo i Sakura Motchi, composti da riso glutinoso ripieno di marmellata di fagioli rossi, e gli Hanami Dango, tre soffici gnocchi di riso (di cui uno rosa come il fiore di ciliegio) infilati in uno spiedino, mentre le bevande vedono oggi prevalere il Sakura Latte e il Bubble tea, rigorosamente rosa e dal gusto delicato. Per maggiori informazioni sui cibi dell’Hanami, clicca qui

 

 

Al ristorante

Anche il menu si tinge di rosa. Tra i cibi a tema troverete i Sakura Soba, tagliolini di grano saraceno mixati alla polvere dei fiori di ciliegio essiccati, e il Sakura-dofu, l’antipasto a base di tofu rosa sormontato da un petalo di Sakura.

 

 

La luce dei fiori

Il rosa dell’Hanami non è solo un colore, bensì uno stato d’animo. Invita a cogliere l’attimo, il bello nel qui e ora, a godere della meraviglia effimera nel pieno del suo splendore, prima che decada. Ho parlato molte volte di questo concetto, su MyVALIUM (rileggi qui l’articolo). La fioritura dei ciliegi riempie di incanto anche gli spazi urbani: il termine “Hana-akari”, ovvero “luce dei fiori”, descrive il particolare bagliore che emanano i ciliegi in fiore; un chiarore rosato e onirico che sembra illuminare la luce del crepuscolo. Spetta alle lanterne tradizionali, le Bonbori, creare dei chiaroscuri magici tra le chiome fiorite. La luce che sprigionano è soffusa, nei toni del bianco o del rosa, e riesce ad esaltare in modo mirabile il chiarore dei petali stagliato contro il cielo buio.

 

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Picnic di Pasquetta

 

Il sole è tornato a splendere e forse, oggi, qualcuno di voi ne approfitterà per organizzare il tipico picnic di Pasquetta. Un’ottima idea: poter trascorrere questa giornata di festa in mezzo alla natura è senza dubbio benefico sia per il corpo che per la mente. Ma cosa mettere nel cesto delle vivande? I dolci pasquali tradizionali, innanzitutto, non possono mancare; anche perchè spesso si tratta di torte salate che si accompagnano ai cibi più disparati. Per il resto, l’ideale è puntare su pasti pratici, non troppo elaborati, che si trasportano facilmente e consumano velocemente. Ecco qualche spunto (lascio a voi la scelta delle bevande).

 

Torte, focacce e plumcake salati: perfetti sia da soli che seguiti o preceduti da altre vivande

 

Il tagliere con salumi e formaggi, tassativo per chi segue la tradizione

 

Pasta fredda o insalata di riso: un primo piatto pratico, nutriente e appetitoso

 

Frittata (se siete marchigiani, rigorosamente con la mentuccia), pomodori ripieni, insalata mista: tre pietanze versatili e gustose

 

Un dolce tipicamente pasquale a vostra scelta

 

E per concludere, macedonia o frutta di stagione. Come le fragole

 

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Arriva la Befana: un excursus sui suoi dolci tipici in Italia

 

L’Epifania è alle porte: la fine del magico periodo natalizio si avvicina. Della Befana ho parlato molte volte, esplorando le sue origini e le sue tradizioni, e così dei Re Magi. E’ la prima volta, però, che mi addentro in un excursus sui dolci tipici del 6 Gennaio in alcune regioni italiane. Iniziamo, dunque, questo percorso all’insegna delle golosità tradizionali; tutto sommato, dopo l’ennesima scorpacciata, mettersi a dieta potrebbe rientrare tra i buoni propositi dell’anno nuovo.

Lombardia

I dolci più tipici di questa regione sono i cammelli di pasta sfoglia di Varese, dolcetti che riproducono i cammelli dei Re Magi: possono essere privi di farcitura oppure riempiti di crema, panna, marmellata, cioccolato o frutta.

Piemonte

Nell’area di Cuneo, molto celebre è la Fugassa (focaccia) d’la Befana: una torta soffice, dorata e rotondeggiante che pare sia nata molto prima del panettone. La tradizione voleva che all’interno della torta si nascondessero una fava bianca e una fava nera; chi si imbatteva nella fava bianca era tenuto a pagare la focaccia, chi in quella nera doveva pagare il vino.

 

 

Veneto

Nella regione della Serenissima predomina la “pinza”: la Pinza Venessiana della Befana si prepara con farina gialla e dosi massicce di frutta secca; la Pinza Marantega, tradizionale in tutto il Triveneto, è una sorta di pane dolce farcito con fichi secchi, canditi, uvetta, pinoli e un filo di Grappa.

 

 

Liguria

Come in molte altre regioni, troviamo diversi dolci tipici dell’Epifania: gli anicini, biscotti all’aroma di anice gustati con vin dolce,  si alternano alla Ciambella del Re Magi, tradizionale anche in Spagna, e alla torta di pistacchi, molto popolare a Genova.

 

 

Toscana

In terra toscana vincono i Befanini, biscotti in varie forme natalizie (stelle, renne, alberi di Natale) “spruzzati” di confettini colorati. Molto noti sono anche i Cavallucci di Siena, dolcetti estremamente morbidi riempiti di spezie, noci e canditi. I Cavallucci sono tipici non solo di Siena, bensì anche di Lucca e Viareggio.

 

 

Marche

Nelle Marche, molto diffuse sono le paste della Befana, simili ai Befanini, e le Pecorelle, caratteristiche di Genga: si presentano come dolcetti simili a cornetti ripieni di marmellata e frutta secca e ricoperti di zucchero a velo.

 

 

Abruzzo

Anche qui troviamo la Pinza della Befana, ma non solo: i Pepatelli sono forse il dolce più celebre, persino in Molise. Somigliano un po’ ai Cantucci e vengono preparati con farina, miele e mandorle aggiungendo il caratteristico pepe nero macinato che dà il nome al dolce.

 

 

Puglia

Nel Salento spicca un dolce, i Purcedduzzi, che somiglia molto alla Cicerchiata carnevalesca diffusa nelle Marche, in Umbria, Abruzzo e Molise e agli Struffoli del Sud Italia. La sua ricetta, però, non include le uova, mentre abbonda di olio extravergine d’oliva. I Purcidduzzi vengono tradizionalmente ricoperti di miele e innaffiati di Limoncello.

 

 

Campania

In Campania non può mancare la Pastiera, la prima dell’anno. Molto famosi sono anche gli Struffoli, un tripudio di palline di pasta dolce che vengono servite fritte e ricoperte di miele, canditi e zuccherini colorati.

 

 

Sicilia

Nell’ isola mediterranea i dolci della Befana abbondano: Buccellati, Mustazzoli, Cubbaita, Torrone di Mandorle, Cassatelle di Ricotta, Carbone Dolce, sono solo alcune delle tipicità consumate il 6 Gennaio. Tra i dessert più iconici troviamo i Cucciddati, dolcetti di pasta frolla farciti con un mix di fichi secchi, cioccolato, miele, spezie, frutta secca come mandorle e noci, e ricoperti di glassa bianca e confettini colorati. Dei Cucciddati, tuttavia, esistono innumerevoli varianti locali.

 

 

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Foto della Pinza (Veneto): Paolo Piscolla from Bologna, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons

Foto dei Purcedduzzi (Puglia): Matteo Amorino, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Foto dei Cucciddati (Sicilia): Gagz135, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons

 

La frutta secca a guscio: proprietà e benefici di un alimento tipicamente autunnale

 

L’Autunno è la stagione della frutta secca, ed è una buona notizia. Oltre ad essere squisita, infatti, la frutta secca è ricca di proprietà: contiene vitamine, minerali, fibre, grassi insaturi (i cosiddetti “grassi buoni”), e consumarla apporta dei grandi vantaggi per la nostra salute. Cominciamo innanzitutto con il conoscerla meglio. La frutta secca può essere “a guscio” o “polposa”. La prima abbonda di grassi (sempre quelli buoni) e scarseggia di zuccheri, la seconda contiene zuccheri in quantità e un numero esiguo di grassi; a differenza della frutta secca a guscio, inoltre, passa attraverso un processo di disidratazione o essiccazione. Oggi ci concentreremo sulla frutta secca a guscio, rimandando ai prossimi giorni un approfondimento sulla frutta polposa.

Caratteristiche e proprietà della frutta secca a guscio

A questo genere appartengono le noci, le mandorle, le nocciole, i pinoli, le castagne, le arachidi e i pistacchi. Noi ci soffermeremo, però, solo sulla frutta secca tipicamente autunnale. La frutta secca a guscio viene anche detta “frutta oleosa”, perchè contiene il 90% dei grassi; trattandosi tuttavia di grassi insaturi e polinsaturi, apportano esclusivamente benefici. Per esempio riducono la colesterolemia, contrastando l’insorgere di svariate patologie cardiovascolari. A tal proposito, si consiglia di non tostare mai la frutta secca a guscio per non rischiare che i grassi svaniscano con il calore. Questo tipo di frutta secca contiene una quantità minima di acqua e di zuccheri. In compenso è ricca di proteine, vitamine e sali minerali. Nello specifico abbonda di vitamina B e E, dalle note virtù antiossidanti, e di minerali quali il calcio, il potassio, il magnesio, il ferro e il fosforo. Le fibre, molto efficaci per regolarizzare l’intestino e rallentare l’assorbimento degli zuccheri, rappresentano un altro punto di forza della frutta secca a guscio. Un lato apparentemente no, invece? L’elevato apporto calorico (a 100 grammi di frutto corrispondono 600 calorie), che non è però stato valutato negativamente dai nutrizionisti. Anzi, le calorie renderebbero ancora più completi questi alimenti e non scalfirebbero in alcun modo le loro preziose proprietà.

Le noci

Super eclettiche in cucina, le noci (oltre ai benefici già descritti in questo articolo) rafforzano il sistema immunitario, tengono sotto controllo la glicemia e potenziano le abilità cognitive. Contengono, inoltre, potassio, ferro, magnesio, calcio, zinco e fosforo in quantità e molte vitamine del gruppo B.

Le nocciole

Sono degli efficaci antiossidanti e un toccasana per la salute del cuore, ma hanno anche la capacità di abbassare il colesterolo LDL. Contengono vitamina E, flavonoidi e polifenoli che contrastano l’azione dannosa dei radicali liberi. Abbondano di vitamine del gruppo B e di minerali come il potassio, il ferro, il fosforo, il magnesio, il calcio e il rame.

Le castagne

Data la massiccia presenza di amido, possono essere considerate una miniera di energia. Le fibre regolarizzano il transito intestinale e tengono sotto controllo il colesterolo; la vitamina C e le vitamine del gruppo B potenziano le difese immunitarie e favoriscono il metabolismo. I minerali contenuti nelle castagne sono il potassio, il manganese, il fosforo, il magnesio e il rame.

Le arachidi

Abbondano di proprietà nutritive. Contengono proteine, vitamine come la vitamina E e quelle del gruppo B, sali minerali quali il magnesio, il potassio, lo zinco, il ferro, il fosforo e il selenio. Sono un’ottima fonte di fibre e dei potenti antiossidanti, la cui azione è supportata dai composti fenolici e dalla vitamina E.

I pistacchi

Grazie al potassio sono un toccasana per l’apparato cardiovascolare e la pressione sanguigna. La vitamina E e i carotenoidi possiedono notevoli virtù antiossidanti, mentre le fibre mantengono in salute l’intestino e favoriscono la digestione. I lipidi, le proteine e i carboidrati fanno sì che i pistacchi siano un alimento potentemente energetico. Altri minerali contenuti in questo frutto sono il magnesio, il calcio, il ferro, il fosforo, lo zinco e il rame; le vitamine includono quelle del gruppo B affiancate dalla vitamina A, C e E (già menzionata).

 

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Dolcetto o scherzetto?

 

Una pausa giocosa e golosa prima di tornare ad affrontare argomenti più “gotici”: Halloween è anche la festa dei dolci, leccornie che ruotano attorno al tema del macabro con profonda ironia. Torte, biscotti e dolcetti prendono la forma degli scheletri, dei fantasmi e dei mostri che emergono dalle tenebre del 31 Ottobre per renderli più appetibili (è il caso di dirlo) e convertire la paura in un ghiotto connubio di brio e spensieratezza. E’ così che i teschi, gli spettri, i vampiri e le dita mozzate perdono l’aura orrorifica tramutandosi in irresistibili delizie per il palato.

 

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La vellutata di zucca, il piatto tipico più gustoso di Ottobre

 

Con i primi freddi, è un piacere ritrovarsi a cena davanti al focolare. E i piatti tipici di stagione rendono quei momenti ancora più preziosi, oltre che gustosi. Pensate, ad esempio, alla vellutata di zucca: è cremosa, calda, saporita, una delizia per il palato. E ha lo stesso colore dell’ortaggio più osannato del mese di Ottobre, la zucca appunto, protagonista assoluta dei festeggiamenti halloweeniani. Va detto subito che questo piatto apporta anche molti benefici per la salute: la zucca, ricca di vitamina C, betacarotene e svariati antiossidanti, rafforza il sistema immunitario e contrasta il colesterolo poichè contiene una discreta quantità di fibre, che garantiscono – tra l’altro – un buon funzionamento intestinale. In più, scongiura la ritenzione dei liquidi e mantiene la pelle in salute.

 

 

Veniamo ora alla vellutata in quanto pietanza. Secondo alcuni, la zucca su cui puntare per la preparazione di zuppe e minestroni è la varietà butternut. Una volta scelta la vostra zucca, eliminate accuratamente la buccia esterna e suddividete la polpa in tanti piccoli cubetti. Poi, versate i cubetti in un tegame dove avrete messo a soffriggere una cipolla tritata; potete aggiungere anche delle patate, circa 200 gr, sempre tagliate a cubetti. Il tegame dovrebbe avere bordi abbastanza alti da contenere 1 litro di brodo vegetale, che va lasciato cuocere a fuoco lento per 15-20 minuti insieme a tutti gli ingredienti. Mescolate di tanto in tanto, e per insaporire il tutto aggiungete un pizzico di sale, pepe e noce moscata; accompagnateli a due o tre cucchiai di panna fresca per donare una consistenza cremosa alla vellutata. Dopo la cottura, frullate il contenuto del tegame. Se preferite una vellutata liquida, versate dell’altro brodo vegetale. Il piatto può essere servito con pezzi di pane integrale abbrustolito, un filo d’olio d’oliva e un po’ di rosmarino. Questa è la ricetta della vellutata classica, ma nulla ci vieta di realizzare varianti persino più golose.

 

 

Potremmo, per esempio, sostituire i crostini di pane con delle spezie dall’intenso aroma: peperoncino, zenzero, paprika, cannella. Oppure, aggiungere una manciata di cipollotti e pomodori secchi; oppure ancora, arricchirla con le castagne arrosto, i funghi,  le mandorle. Molti optano per i semi di zucca tostati, croccanti al punto giusto, che donano un tocco di squisitezza extra alla vellutata. Se poi amate i crostacei, non esitate a insaporire la vellutata con dei gamberi.

 

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I dolci italiani della vendemmia: 5 tipicità regionali

 

Dopo la schiacciata con l’uva (rileggi qui l’articolo che MyVALIUM le ha dedicato), è il momento di conoscere gli altri dolci tradizionali della vendemmia italiana. Ogni regione, ogni area della nostra penisola ha il suo: si tratta di dolci “poveri” ma buoni, rigorosamente preparati con i chicchi d’uva e il mosto di Settembre. Come la schiacciata d’uva, venivano (o vengono tuttora) consumati durante le sagre autunnali, e le loro radici affondano nella cultura agreste. Passiamoli in rassegna uno per uno.

 

Il pane, le ciambelle e i biscotti di mosto

 

Sono tipici del centro Italia, in particolare delle Marche e del Lazio. L’impasto si prepara con il mosto fresco; il prodotto finale risulta soffice, voluminoso e dolcemente aromatico. Il biscotto di mosto, in realtà, del biscotto non ha nulla: è una brioche in pasta di pane dalla caratteristica forma a treccia. Ciò che rende inconfondibili questi dolci è il sapore di semi di anice con cui vengono arricchiti.

 

Il sugolo

 

Originario di regioni quali l‘Emilia Romagna e la Lombardia, il sugolo è una specie di budino che tra i suoi ingredienti, un tempo, annoverava solo mosto e farina. Oggi è molto più zuccherato, ma ugualmente delizioso. Viene servito caldo, dopo una cottura che segue alla pigiatura. Nel 2021, il sugolo ha ottenuto la certificazione De.Co. (Denominazione Comunale di Origine) dal Comune di Gonzaga.

 

La torta Bertolina

 

Proviene dal cremasco, e pare che abbia origini ottocentesche: viene guarnita infatti con l’uva fragola, che proprio in quel periodo fu importata dall’America. A Crema esiste addirittura una sagra che ha preso il suo nome, la Sagra della Bertolina, dove ogni anno, nel mese di Settembre, è possibile degustare la torta. Questo dolce della vendemmia, inoltre, è stato riconosciuto come P.A.T., Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano.

 

La sapa

 

E’ uno sciroppo d’uva caratteristico dell’area che comprende l’Emilia Romagna, le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo, la Sicilia, la Calabria e la Sardegna. Il mosto viene cotto a fuoco lento affinchè consegua una consistenza estremamente densa, dopodichè, dato il suo sapore zuccherino, è comune utilizzarlo come dolcificante. La sapa, dal colore molto scuro, si versa sulle torte e sui biscotti, ma accompagna anche piatti quali la polenta o lo gnocco fritto, oppure si spalma sui formaggi.

 

La mostarda d’uva

 

In Piemonte, sua terra d’origine, viene chiamata comunemente Cugnà, ed ha radici antichissime. Si preparava nei giorni della vendemmia perchè il mosto non andasse sprecato. Al mosto d’uva, rigorosamente cotto, veniva aggiunto un tripudio di spezie e di frutta fresca: noci, nocciole, fichi secchi, mele cotogne, mele, pere, arance, zucche, scorza d’arancia…Ne risultava una sorta di marmellata dalla consistenza densa e dall’aroma a metà tra il dolce e lo speziato. Oggi, la mostarda d’uva è considerata uno storico prodotto del Monferrato. Può essere spalmata sia sul pane o sui biscotti che sulla carne o sui formaggi stagionati: manterrà intatta la sua delizia.

Foto

Torta Bertolina di Cremasco, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Sapa di Saba san giacomo.JPG, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

 

Still life d’autunno a tavola

 

 

Uva, mele, pere, zucche, castagne, melagrane, patate, cavoli, funghi, carote, fichi…l’Autunno, a tavola, è un tripudio di sapori. A Settembre, in particolare, il periodo di transizione fa sì che i prodotti tipicamente autunnali si “incrocino” con la frutta e gli ortaggi di fine Estate. Ciò che contraddistingue i cibi d’Autunno è la versatilità estrema. Basti pensare alle mele, ottime da consumare fresche ma anche cotte al forno o sotto forma di torte deliziose. Mi fermo qui, le parole non servono a molto: quando si tratta di food, è sempre la vista a solleticare l’ispirazione.

 

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5 creme spalmabili e benefiche tutte da provare

 

Si avvicina il cambio di stagione e torna la voglia dello spuntino di metà pomeriggio. Per saziare quel languorino, niente di meglio che una crema da spalmare sul pane: ne esiste un assortimento tale da soddisfare qualsiasi gusto. Ma c’è di più. Oltre che deliziose, le creme spalmabili sono anche benefiche: abbondano di vitamine e di acidi grassi sani, che combattono il colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) e svolgono un’azione protettiva nei confronti dell’apparato cardiocircolatorio. La maggior parte di esse è a base di frutta secca o di semi oleosi. Due aggettivi per definirle? Energetiche e gustose. Andiamo a scoprirne cinque insieme.

 

La crema di nocciole

 

 

E’ forse la più conosciuta. Molto simile a una crema al cacao, vanta però un gusto più intenso e quasi “boschivo” (non è un caso che il nocciolo sia ampiamente diffuso nei boschi e nelle macchie). Ha una consistenza cremosissima e corposa, ma oltre ad essere squisita è anche un toccasana per l’organismo: le nocciole contengono acidi grassi monoinsaturi come l’acido oleico, in grado di ridurre il colesterolo LDL, e acidi grassi polinsaturi come gli Omega-3 e gli Omega-6, che contribuiscono a preservare le membrane cellulari, svolgono un’azione benefica per la pressione sanguigna e il metabolismo e contrastano gli effetti nocivi dei radicali liberi. Sono inoltre ricche di vitamine (in particolare di vitamina E, C, A e del gruppo B) e di sali minerali (tra cui il potassio, il fosforo e il magnesio). Le sue molteplici proprietà conferiscono alla crema di nocciole un alto valore energetico.

 

La crema di arachidi

 

 

Nasce dai semi di arachidi macinati e tostati, ma con il burro di arachidi (ricco di zuccheri e grassi saturi) non ha niente in comune. Abbonda di grassi monoinsaturi e polinsaturi, proteine vegetali, fibre e vitamine, in particolare la vitamina E e quelle del gruppo B, ma contiene anche un discreto numero di sali minerali: tra questi spiccano il potassio, il magnesio, l’acido folico, il fosforo e lo zinco. Le arachidi, inoltre, hanno delle potenti proprietà antiossidanti, tengono sotto controllo il colesterolo “cattivo” e mantengono in salute il sistema nervoso e cardiovascolare. Estremamente energetica, la crema di arachidi viene consumata soprattutto dagli sportivi.

 

La crema di sesamo

 

 

Si ricava dai semi di sesamo e viene anche detta “tahina”. Il suo punto di forza è la versatilità: può essere gustata sia in versione dolce che salata e si presta a svariati abbinamenti culinari. Ha un alto valore nutrizionale ed è quindi un alimento, al pari delle creme che già abbiamo esaminato, molto energetico. Oltre ad essere ricca di vitamina E e B, proteine, acidi grassi benefici come gli Omega-3 e gli Omega-6 e svariati minerali, contiene fibre benefiche antiossidanti chiamate sesamina e sesamolina, altamente salutari per il fegato ed efficaci contro il colesterolo LDL.

 

La crema di mandorle

 

 

E’ una crema ricca di sostanze benefiche e principi nutritivi. Contiene vitamina E, dalle spiccate proprietà antiossidanti, e grassi buoni che contribuiscono a salvaguardare la pelle dai deleteri effetti dei radicali liberi. Minerali quali il fosforo, il calcio e il magnesio, di cui le mandorle abbondano, mantengono in salute le ossa, mentre le fibre garantiscono un buon funzionamento dell’intestino. Le mandorle sono inoltre ottime per il sistema cardiovascolare e contrastano il colesterolo LDL. Un altro punto di forza di questo tipo di frutta secca è l’alto effetto saziante, che gioca un ruolo fondamentale nella perdita di peso.

 

La crema di semi di zucca

 

 

E’ ricca di aminoacidi e acidi grassi essenziali; in più, contiene dosi massicce di vitamina K, E e C oltre a quelle del gruppo B. Tra i minerali presenti nei semi di zucca troviamo il selenio, il magnesio, il fosforo e lo zinco, che contribuiscono ad accrescere il loro valore nutrizionale. Le proprietà alcalinizzanti di questi semi facilitano il processo digestivo ed eliminano l’acidità gastrica, mentre il triptofano contenuto nella zucca garantisce un buon sonno. L’acido linoleico presente nel frutto (perchè la zucca è propriamente un frutto, anche se viene utilizzata come una verdura) svolge un’efficace azione antinfiammatoria, mentre gli steroli vegetali costituiscono un valido aiuto per ridurre il colesterolo LDL. La zucca, inoltre, è notoriamente benefica per il sistema cardiovascolare (grazie agli acidi grassi Omega-3 di cui abbonda) e per l’apparato urinario.

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Estate 2025: è caramello salato mania

 

Il gusto dell’estate 2025? Senza dubbio, il caramello salato. Ed eccoci arrivati a un altro tormentone estivo: ma che cos’è, esattamente, il caramello salato? Diciamo subito che, a differenza del caramello che tutti conosciamo, il caramello salato ha una consistenza cremosissima e fonde i due sapori, il dolce e il salato, in un autentico tripudio di golosità. Il caramello salato non solidifica, ha un sapore inconfondibile e può arricchire i dolci e i cibi più disparati. La sua cremosità è dovuta alle dosi massicce di burro e panna che, insieme allo zucchero e al sale, sono necessarie per prepararlo. L’eclettismo che lo contraddistingue non ha eguali, in pasticceria: con il caramello salato possiamo realizzare la cheesecake, la panna cotta, il semifreddo, i macaron, i cupcake, decorare torte (ad esempio quella alle pere e al cioccolato), biscotti, persino i popcorn. Un po’ di caramello salato nella cioccolata calda la rende una leccornia, e c’è chi lo usa anche per donare un gusto irresistibile al caffè. Ma la vera ossessione dell’estate 2025 è il gelato al caramello salato; che si tratti di gelato artigianale o confezionato, l’ingrediente must dei mesi caldi è sempre lui.

 

 

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, E noi proviamo a capire perchè piace così tanto. In primis, a vincere è l’invitante connubio tra dolce e salato: due sapori contrastanti, ma che potremmo definire complementari. La dolcezza estrema del caramello viene mitigata dalla nota salata, che ne bilancia il gusto evitando che risulti troppo stucchevole. Un altro punto di forza del caramello salato è la consistenza cremosa, che ingolosisce soltanto a guardarla. Il gusto che si ottiene da questo mix di caratteristiche è appagante, irresistibile al palato per la sua unicità. Senza dimenticare, poi, che il caramello salato può essere aggiunto ad alimenti a non finire: dal gelato alla frutta, dalle torte ai biscotti, dal cioccolato alla frutta secca.

 

 

Attualmente, il caramello salato è un alimento al top sia in pasticceria che in gelateria, e sta spopolando sui social media. Quindi, ricapitolando: conquista per il modo totalmente armonico con cui combina il dolce e il salato, per la sua versatilità e per l’occasione che ci offre di creare, di volta in volta, manicaretti dolciari sempre nuovi e originali. In sostanza, il caramello salato delizia il palato con la sua unicità, ma è in grado di arricchire un numero illimitato di ingredienti.

 

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