
Il Ciauscolo: innanzitutto, che cos’è? Per chi non lo conoscesse, si tratta di un tipico salame umbro-marchigiano. Le sue radici affondano nella cultura agreste: gli agricoltori, una volta ultimate le fatiche nei campi, erano soliti preparare questo insaccato con i rimasugli della carne suina. Si utilizzavano in particolare la pancetta, il prosciutto, il lardo, il lombo e la spalla, che, impastati tra loro, venivano infine aromatizzati con aglio, pepe e del buon vino bianco. Il risultato era, ed è tutt’oggi, un salame morbido e spalmabile dal sapore che non ha eguali. Il suo nome, Ciauscolo, pare che derivi da “ci(a)busculum”, in latino “piccolo cibo”. Il Ciauscolo, in effetti, nacque come una merenda, una pausa appetitosa che gli agricoltori si concedevano dopo ore di duro lavoro. I primi documenti che attestano l’esistenza di questo prodotto risalgono al XVII e XVIII secolo. Lo ritroviamo in un elenco di prezzi del 1696 conservato nell’Archivio di Stato di Macerata, a Belforte del Chienti, ma anche nella lista di alimenti messi in vendita da un pizzicagnolo; l’inventario, stilato nel 1727, viene custodito nell’Archivio di Stato di Camerino.

Una caratteristica del Ciauscolo è quella di essere prodotto nelle zone interne delle Marche. Il territorio di produzione, nello specifico, coincide con le province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, in gran parte nell’area dei Monti Sibillini. L’ entroterra di questi distretti viene coinvolto in toto, considerando che il Ciauscolo è anche un’eccellenza della vicina Umbria.
Il Ciauscolo: come si presenta
L’aspetto è quello di un classico salame dalla forma cilindrica, lungo più o meno 30 cm. Il colore è rosato, la morbidezza è la sua caratteristica principale: il Ciauscolo può essere spalmato sul pane come un paté. La stagionatura può avere una durata che va dai 15 giorni a una manciata di mesi, dipende dalla morbidezza che si vuole conferire al prodotto. L’insacco viene svolto utilizzando budella di maiale o, in alternativa, di vitello. Per la legatura ci si serve, invece, di uno spago in canapa.

I prestigiosi riconoscimenti ottenuti
Per la sua tipicità e le sue caratteristiche, il Ciauscolo si è guadagnato non pochi riconoscimenti. Il 3 Novembre del 2006 è stato decretato Ciauscolo IGP, Indicazione Geografica Protetta nazionale, un marchio che sancisce ufficialmente il suo legame con il territorio di provenienza. L’11 Agosto del 2009, inoltre, il salame marchigiano ha ottenuto la certificazione IGP europea, che l’Unione Europea assegna ai prodotti alimentari contraddistinti da una particolare qualità associata all’area geografica di origine. Questi riconoscimenti prestigiosi hanno fatto sì che il Ciauscolo possa venire etichettato come “Prodotto della Montagna”.

Le città del Ciauscolo
Ma quali sono, esattamente, le zone in cui il Ciauscolo viene prodotto? Sono quattro le province marchigiane coinvolte, e comprendono una serie di Comuni. Ne citerò alcuni qui di seguito.
Provincia di Ancona: si spazia da Fabriano a Cerreto d’Esi, da Jesi a Cupramontana, senza disdegnare l’area collinare e quella della costa. La produzione del Ciauscolo vede infatti protagoniste anche città come Osimo, Ancona e Castelfidardo.
Provincia di Macerata: la zona dei Monti Sibillini viene storicamente reputata la culla del Ciauscolo. Include Comuni quali Camerino, Visso, Tolentino, San Ginesio, Macerata, San Severino Marche e Belforte del Chienti.
Provincia di Fermo: il territorio della media e alta valle del fiume Tenna predomina. Tra le città coinvolte troviamo Amandola, Petritoli, Fermo e Montegiorgio.
Provincia di Ascoli Piceno: associate al Ciauscolo sono l’area appenninica e la media valle del Tronto.
Per quanto riguarda invece l’Umbria, il Ciauscolo viene principalmente prodotto in Comuni della provincia di Perugia tipo Spoleto, Norcia, e Poggiodomo.

Foto via Pexels, Pixabay e Unsplash

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